Nel 1200 a capo della città di Jesi viene istituito il
Consiglio Generale, mentre il potere esecutivo viene
assegnato al Podestà.
Questi appare in tutti i documenti come il primo
magistrato, amministra la giustizia e comanda l’esercito
comunale, ma non poteva prendere nessuna decisione politica;
in momenti di crisi aveva l’autorità di mandare in esilio
coloro che erano sospettati di tramare contro il Comune;
aveva anche la facoltà di esprimere il proprio parere su
eventuali azioni di guerra.
La figura del podestà è già presente nel 1197, anno
in cui ricopre tale carica Trasmundo da Todi , il primo
della serie a noi nota.
Al fine di assicurare imparzialità e obbiettività,
tale incarico viene assegnato ad un nobile forestiero,
proveniente soprattutto da città dell’Italia centrale,
con l’obbligo di risiedere a Jesi durante il mandato;
qualche volta troviamo però Podestà appartenenti alla
maggiori famiglie nobili della città, come i Baligani
ed i Simonetti.. Il mandato ha la durata di un anno sino
a alla metà del XIII secolo, successivamente viene ridotto
a sei mesi, anche se risultano Podestà rimasti in carica
per periodi più lunghi in particolari periodi storici.
Il nobile, chiamato a ricoprire tale incarico, doveva
prestare giuramento sui vangeli di amministrare la giustizia
secondo le leggi della città con imparzialità, di difendere
i poveri e rispettare le magistrature, di non chiedere
proroga al suo servizio, non chiedere aumenti di stipendio;
aveva l’obbligo di essere presente nel palazzo comunale
almeno tre giorni nella settimana e gli era fatto divieto
di intraprendere attività commerciali una volta eletto.
Il Podestà era coadiuvato da un giudice esperto in
materia giudiziaria e da un notaio da lui stesso nominato.
Doveva avere un abbigliamento adeguato ed un ottimo cavallo.
Nel momento del suo insediamento doveva donare al
comune una coppa d’argento e recare un’offerta alla chiesa di
San Floriano.
Al termine dell’incarico egli doveva rimanere a
disposizione alcuni giorni, per essere giudicato da incaricati
del comune riuniti in una commissione, Sindicatus.
Oltre a scoprire eventuali ammanchi di denaro o interessi
privati, principale compito della commissione era dare il
proprio parere su di un eventuale rinnovo di incarico trascorsi
5 anni, non essendo immediatamente rieleggibile.
Dalla metà del XIII secolo il Podestà è affiancato dal Capitano
del popolo che ne prende il suo posto a capo degli armati e
soldati della città.
I primi documenti che descrivono tale figura risalgono al
1248, mentre nel 1256 risulta essere assegnato a tale incarico
"Dominus Bardus de Bardis capitaneus populi".
Qualche rara volta, la stessa persona è a sua volta Podestà
e Capitano del Popolo, è il caso di "Tellus de Rossiano" nel 1305.
Per incarichi particolari, come i rapporti con il Rettore della Marca,
già dal 1219 veniva nominato il Sindicus.
In pratica era il rappresentante del Podestà all’esterno del comune.
Veniva incaricato di trattare con le altre città e castelli
sia per intraprendere alleanze che per dettare condizioni di sudditanza.
I Sindicus erano presenti in tutti gli atti di sottomissione
dei castelli del contado.
Suo compito più importante era trattare con i responsabili
della Marca quando, in particolari situazioni politiche venivano
inflitte sanzioni economiche alla città.
Talvolta per particolari situazioni venivano nominati
contemporaneamente più sindaci.
I balivi erano in pratica ufficiali giudiziari con funzioni
di polizia, avevano la responsabilità di sorvegliare la
manutenzione e la pulizia delle strade, di vegliare per la
sicurezza notturna, dovevano far eseguire le sentenze, tenevano
le chiavi delle porte castellane, che dovevano aprire la mattina
e chiudere alla sera, bandivano le adunanze e suonavano la campana
nei pubblici consigli.
Il loro stipendio, oltre la percentuale sulle contravvenzioni,
era notevole.
Erano ufficiali del comune cui spettavano i controlli fiscali, erano membri di commissioni incaricate di controllare i Podestà e di rivedere gli statuti.
L’affermarsi di corporazioni e associazioni per difendere i diritti dei membri dello stesso mestiere o arte favorì l’istituzione delle Scholae e Artes, le quali elessero il proprio rappresentante, il Priores Artium, e fra tutti i priori veniva eletto il Sindicus Scholarum, cioè il capo degli artigiani.